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Italiano

Ruderi della cappella del Beato Amedeo al forte della Brunetta

La fortezza, tra i più importanti edifici militari del suo tempo, fu distrutta per volere di Napoleone Bonaparte nel 1796 (trattato di Cherasco).


Français

Ruderi della cappella del Beato Amedeo au fort de la Brunetta

Le fort, un des plus importants edifice militaire de son temps, il fut dètruit sur l'ordre de Napolèon Bonaparte en 1796 (traitè de Cherasco).


English

Ruderi della cappella del Beato Amedeo al forte della Brunetta

The fortress, one of the most important military buildings, was destroyes by Napoleon's will in 1796 (treaty of Cherasco).



La Fortezza della Brunetta di Susa fu indubbiamente qualcosa di diverso da tutte le altre costruzioni militari difensive piemontesi: non si trattò di una semplice fortificazione di mura, torrioni etc, ma di una intera collina rocciosa faticosamente e duramente plasmata e trasformata in più di ottant'anni di lavoro, per rispondere alle esigenze di difesa del più importante valico alpino piemontese, il Moncenisio.
Una perla delle fortificazioni sabaude: immensa, imponente, inespugnabile; il luogo su cui sorse fu infatti scelto con estrema cura ed attenzione: un'altura rocciosa dominante la città di Susa, fuori dalla gittata di qualunque artiglieria ed irraggiungibile se non attraverso uno stretto accesso protetto dal Forte di Santa Maria (la costruzione più antica ed ancora oggi in parte esistente).
Carlo Emanuele III di Savoia la chiamava scherzando "la mia aspra verginella" proprio a significare la sua assoluta inviolabilità.
Divenne meta di illustri visite: la Zar di Russia, l'Imperatore d'Austria, il Re di Napoli etc, tutti estasiati e meravigliati dall'imponenza della costruzione.
Ma le vicende storiche che non le permisero mai di "affrontare il fuoco" nè di dimostrare la sua invulnerabilità.
Dopo circa un secolo di continui lavori di potenziamento iniziati sotto la direzione dell'ingegner Antonio Scaiola prima, e poi, a seguire, di Luigi de Willecourt, Giuseppe Ignazio Bertola (figlio di Antonio), Lorenzo Bernardino Pinto di Bari ed infine Nicolis de Robilant, la Fortezza fu quasi totalmente distrutta in seguito all'armistizio di Cherasco, con il quale si pose fine alla guerra franco-piemontese.
La successiva pace di Parigi del 16 maggio 1796 impose ai Savoia la demolizione della poderosa "barriera" difensiva piemontese verso la Francia, compresa la Brunetta.
Attualmente l'intero sito è di proprietà privata: comprende un'area di circa 12 ettari nella quale trovano spazio frutteti, orti, boschi, prati e scuderie, immersi, qua e là, tra le rovine di quella mitica opera militare che in passato fu considerata la più prestigiosa d'Europa. Per maggiori informazioni sulla Fortezza, si consiglia la lettura de "Il Forte della Brunetta" di Pier Giorgio Corino (Ed. Melli, 1999, Borgone Susa): l'autore ci fa rivivere la costruzione e la vita del Forte, corredate da una ricca documentazione fotografica di stampe del tempo.
Ci fa scoprire la sua complessa struttura articolata in bastioni, controguardie, fossati e casematte intagliate nella roccia, con particolare attenzione sia all'aspetto strettamente tecnico-militare che quello politico-storico.





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