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Italiano

Campanile di San Giusto

Alto 51 mt., di stile romanico, presenta un'evoluzione in stile gotico del sec. XV (cuspide centrale e pinnacoli angolari).


Français

Clocher de St. Giusto

Il mésure 51 mètres de hauteur en style roman, il presente une évolution en style gothique (flèche centrale et pinacles d'angle).


English

S. Giusto Bell Tower

51 metres high. Its style is Romanesque with a development in Gothic style in the XV Century (central cusp and corner pinnacles).


Cattedrale di San Giusto (Sec. X)

immagine ingrandita Cattedrale San Giusto - Abside (apre in nuova finestra) Fondata nel 1027, la cattedrale di Susa, a croce latina, tre navate e un transetto sorge con la facciata impostata sulle mura della cinta romana e medioevale incorporando nell'angolo sinistro una delle torri romane della porta detta "Savoia" o "del Paradiso". In corrispondenza della navata sinistra, si vede chiaramente ancora un tratto della struttura romana in un'intercapedìne del muro di facciata.
Le tre navate sono separate da pilastri di forma irregolare con evidente derivazione della forma a T primitiva che nei primi due poteva anche essere cruciforme; sui pilastri si impostano archi longitudinali a tutto sesto senza capitello; verso la navata centrale si addossano ai pilastri esili colonnine a capitello cubico che sorreggono le ghiere degli arconi longitudinali a tutto sesto.
Nel fianco sinistro della navata si aprono cinque cappelle.
immagine ingrandita Cattedrale San Giusto - Portone Laterale (apre in nuova finestra) La prima, coperta da volta ellittica portata da arconi, ha un altare barocco; la seconda è coperta da semplice volta ribassata con altare dedicato a Sant'Onorato; la terza, la quarta e la quinta, strutturalmente identiche alla seconda, hanno altari dedicati rispettivamente a S. Anna, all'Addolorata e San Giuseppe.
Il braccio sinistro del transetto ha un ricco altare barocco dedicato al S.S. Sacramento; l'altare della navata, barocco anch'esso, è dedicato al Sacro Cuore.
La navata destra ha la medesima copertura di quella sinistra; termina con presbiterio voltato a crociera ed abside rettangolare voltata a botte con cupolino.
Due cappelle sono ricavate di fianco al campanile; una coperta da volta retta da arconi, l'altra costituita da un solo nicchione arcato.
Il campanile costruito in pietra, a base quadrata, si addossa alla navata laterale destra, circa alla metà; rinforzato agli spigoli da contrafforti, è a sei piani, oltre la robusta scarpa di sostegno, separati da archetti pensili a tutto sesto.
immagine ingrandita Cattedrale San Giusto - Arcata ingresso Piazza Savoia (apre in nuova finestra) La cella campanaria porta delle quadrifore, quella sottostante delle trifore e quella ancora più in basso delle bifore.
I piani sottostanti hanno monofore e feritoie.
È coronata da una slanciata cuspide ottagona fra quattro alti pinnacoli di cotto ricoperti di lamiera; fra quest'ultimi corre una balaustra traforata in cotto con doccioni in pietra.
Il piano sotterraneo del campanile, che è voltato a crociera con costoloni, presenta alle pareti affreschi di animali, di guerrieri, mostri e di figure simboliche, databili all'XI secolo.


Dipinti della cattedrale di San Giusto

immagine ingrandita Cattedrale San Giusto - Arcata ingresso Piazza Savoia (apre in nuova finestra) Esternamente sul fianco meridionale della cattedrale osservando da destra verso sinistra incontriamo nella lunetta che sormonta una porticina la Crocefissione, databile tra il 1125 e il 1130.
A destra, sono inseriti in una cornice dipinta, i due angeli che reggono le insegne del cardinale Guglielmo d'Estouteville, realizzati negli anni compresi tra il 1457 e il 1483.
Infine nell'arco a carena rovesciata, che sormonta la porta d'ingresso del Battistero, l'ingresso di Cristo a Gerusalemme, che risale agli anni compresi tra il 1483 e il 1490.
immagine ingrandita Cattedrale San Giusto - Arcata ingresso Piazza Savoia (apre in nuova finestra) Presso l'altare delle reliquie, nel transetto a destra (detto delle reliquie perché nel 1577 l'Abate Guido Ferrero vi aveva fatto trasferire le reliquie raccolte dai vari altari della chiesa), è conservato un trittico, databile agli anni 1490 - 1500, proveniente dalla certosa di Banda, presso Villarfocchiardo.
Il dipinto rappresenta al centro la Madonna col Bambino, ai lati i santi certosini Ugo di Lincoln e di Grenoble, sul coronamento l'Eterno benedicente.
L'opera è una delle rarissime presenze in Piemonte di leonardismo lombardo.
La comparsa di questo dipinto in Valle di Susa alla fine del Quattrocento non sembra influenzare gli artisti locali.
Tra i dipinti collocati in sacrestia e nella sala capitolare si segnalano il polittico di S. Nicola, dipinto su legno della fine del XV secolo e rappresentante al centro S. Nicola in trono e ai lati episodi della vita di S. Nicola, e la Natività, opera di Defendente Ferrari, databile verso il 1518.


immagine ingrandita Cattedrale San Giusto - La Crocefissione (apre in nuova finestra)immagine ingrandita Cattedrale San Giusto - Angeli con Insegna cardinale di Estouteville (apre in nuova finestra)


Sculture della cattedrale di San Giusto

L'altare della cattedrale di Susa, collocato ora nella sala capitolare, reca la firma di Pietro da Lione ("Petrus lugdunensis me fecit"), ed è databile agli anni 1220-1230.
immagine ingrandita Scorcio del Campanile (apre in nuova finestra) È dubbia la provenienza di questo splendido altare, in marmo cipollino di Susa, caratterizzato da una sapiente calibratura dei rapporti tra parti lavorate e parti libere e dalla sofisticata e classicista esecuzione delle decorazioni fitomorfe dei capitelli, con foglie d'acanto stilizzate e pannocchie, e delle lettere che compongono la firma: forse era l'antico altare maggiore, sostituito da quello odierno nel 1724 (costruito insieme alla balaustra dall'architetto ingegnere vercellese Ignazio Bertola), o forse proviene dall'antica chiesa di Santa Maria Maggiore.
La grandiosa Vasca battesimale, collocata nel Battistero, presso l'attuale ingresso laterale della chiesa, è scavata in un solo blocco di marmo verde di Foresto.
La forma è ottagonale, come la pianta di molti battisteri e la struttura di numerosi fonti battesimali: una tradizione risalente ad età apostolica affermava che il numero otto, pari alle persone salvatesi sull'arca di Noè, era allusivo al Battesimo, e per tale motivo si diede di preferenza la forma ottagonale ai battisteri.
Il portale laterale esterno è databile alla fine del XVII secolo.
Esso presenta dei pannelli rettangolari con intagli a losanghe e rosoni centrali arricchiti da fiordalisi, fogliami e punte di diamante schiacciate: è un motivo derivato dall'arredo Luigi XIII, che ricorre anche nel mobilio civile.
Il coro ligneo, che è costituito da 18 stalli maggiori addossati all'abside e da solo alcuni degli stalli minori originari (alcune fiancate sono state adattate ad inginocchiatoio), si dice provenga dalla chiesa di Santa Maria Maggiore di Susa chiusa al culto nel 1749 ed è un esemplare rarissimo dell'arte dell'intaglio ligneo trecentesco.
La cronologia dell'oggetto si può fissare al terzo decennio del XIV secolo circa; l'autore fu verosimilmente un maestro oltrealpino, dalla cultura filo-francese, operante nella zona. Si tratta del più antico insieme di stalli superstite nel Piemonte occidentale, uno dei più antichi dell'Europa medioevale e presenta un ricco repertorio iconografico.
immagine ingrandita Vista del Campanile di San Giusto (apre in nuova finestra) Al pari del coro presenta nella parte dello stipo una decorazione ricca e fantasiosa; mostra tuttavia i segni di una minore qualità esecutiva che denuncia un diverso autore rispetto al coro.
Le quattro facce del mobile sono intagliate con monofore, archi moreschi, gigli di Francia, scene di caccia con animali in fuga. Il leggio è retto da una colonnina a lisca di pesce. L'esecuzione, che collochiamo alla fine del XIV secolo, si deve verosimilmente ad una maestranza locale che si ispira per le immagini e lo stile al maestro autore del coro, senza tuttavia riuscire a raggiungerne gli alti vertici qualitativi.
Nel battistero grandeggia un Cristo crocifisso quattrocentesco, parte di una serie di crocifissi del XV secolo sparsi nelle chiese della valle Cenischia.
L'intensa gravità della sofferenza è espressa, più che dall'espressione del viso o dalla contrazione degli arti, dal fitto intersecarsi delle vene lungo le gambe e le braccia e dalle coste che sembrano non riuscire più a stare entro la pelle tanta è la tensione della figura.
Addossata alla parete della navata destra vi è una statua lignea rivestita con una vernice bronzea.
La statua, databile agli inizi del XVI secolo, era molto venerata, e si credeva rappresentasse la marchesa Adelaide di Susa, figlia di Olderico Manfredi.
Il marchese di Torino e di Berta, figlia del marchese di Ivrea (fondatori della chiesa di S. Giusto).
Adelaide sposò nel 1047 Oddone conte di Savoia portando in dote ai Savoia il marchesato di Torino e permettendo a questi di insediarsi al di qua delle Alpi.
In realtà l'atteggiamento attonito, la bocca semiaperta ad esprimere dolore, l'avvicinano di più al tipo della Maddalena ai piedi della croce: forse faceva parte di un gruppo scultoreo del calvario.
Addossati ai pilastri della terza cappella a sinistra figurano due statue lignee della fine del XVII secolo, probabilmente di uno scultore valsesiano e assimilabili alle statue rappresentanti l'Annunciazione ora conservate in Sacrestia.
A sinistra un S. Michele Arcangelo intento ad uccidere il drago con la spada (ora mancante); a destra un angelo custode.
Nella VI cappella a sinistra, la cappella del Crocifisso, tre statue in legno figurano nelle nicchie intorno all'altare, rappresentanti S. Pietro (con la chiavi nella mano destra), S. Paolo (con un libro sulla mano sinistra) e un santo Apostolo.
Sono tra le testimonianze più alte della scultura lignea in Valle di Susa, difficilmente attribuibili ad un autore certo.
L'ardore un po' rustico dei personaggi, certi particolari pittoreschi, avvicinano le statue alla produzione scultorea di Etienne Fodéré, scultore attivo a Bessans tra la fine del XVII secolo e l'inizio del successivo.

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